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La tappa dell ‘IPT di Sanremo svoltasi dal 25 febbraio al primo di marzo 2010 è stata caratterizzata da una partecipazione massiccia di giocatori (488 totali) che hanno dato vita ad una vera e propria maratona del poker nella quale il team di Sisal ha fornito un ‘altra dimostrazione di forza assoluta.
Erano 6 i giocatori presenti: Elena Galli, Gabriele Lepore, Emanuele Marzano, Andrea Piva, Maurizio Guerra ed io e siamo riusciti dapprima a centrare il ragguardevole traguardo di superare tutti il giorno 1 e poi Piva, Lepore ed io anche nel successivo di piazzarci ‘in the money’ incassando l’ ambito premio.

Sono stati giorni in cui le capacità di concentrazione e resistenza sono state messe a dura prova e quindi, a mio parere, sono emerse le qualità vere di ogni giocatore che ha partecipato.
Il mio torneo è stato caratterizzato da una mano ricorrente nelle fasi cruciali che mi ha dato inizialmente gioia ma che è stata anche l‘ ultima mano del mio torneo: i cosiddetti FISH HOOKS ovvero JJ.
Durante il giorno 1 ho dedicato molta attenzione alla regolarità cercando di giocare bene le poche mani selezionate cercando di controllare comunque sempre le dimensioni del piatto in maniera tale da rimanere in gioco in caso di possibili ‘bad beats’ o colpi sfortunati.
Ero riuscito a lievitare sino a 50.000 chips ma ero incappato sul finire di giornata in un coin flip perso con un giocatore più corto ed alla chiusura del giorno 1 terminavo a 31.800 (av. 43.000 ca) con 138 giocatori rimasti a fronte dei 285 totali partecipanti al giorno 1B.
Ero sotto media ma, per fortuna, ero stato sorteggiato per il giorno successivo in un tavolo piuttosto tranquillo nel quale il chip leader aveva solamente 55.000 ‘pezzi’.
La giornata sembrava propizia e dopo aver visto due volte AA (con poco profitto), KK (un buon piatto) riuscivo a diventare io il chip leader del tavolo al termine delle tre mani cruciali che analizzerò nei dettagli:
Un giocatore russo (in fase gambling) apriva per l’ ennesima volta da middle position di 1.400, era seguito da un limper ed io con JJ dal bottone (ipotizzando una coppietta del russo) rilanciavo piuttosto lungo (5.100) per dare l ‘impressione di possedere le due over cards forti (AK o AQ) e di voleri chiudere quindi il colpo preflop.
In questa mano volevo in effetti fare andare all in il russo con la sua presunta coppietta. Ero quasi certo di essere avanti al terzo giocatore in gioco che in caso si fosse ritrovato con AA KK o QQ avrebbe probabilmente rilanciato.
Il giochetto riusciva alla perfezione e subivo il puntuale all in dello straniero che allo show down girava 22; il board risultava ininfluente.
Ho avuto modo diverse volte di studiare il comportamento dei giocatori di questa nazionalità che alternano fasi in cui sono totalmente passivi ad altre in cui non mollano i colpi neanche sotto tortura. In questo caso lettura ottima ed avanti quindi a gonfie vele.
Archiviata la ‘pratica russa’ mi imbattevo in un giocatore italiano di mezza età che chiedendomi alcune regole elementari sullo smistamento dei tavoli si dimostrava poco avvezzo a questo tipo di manifestazioni. Solitamente entrava nel piatto con punti forti. Nella mano in questione entrava nel piatto in raise da cut off a 7.500 (bui 800-1600 con ante) io possedevo JJ in SB.
L’ original raiser possedeva altre 30.000 io mi trovavo intorno alle 70.000 con il BB a 60.000 circa.
Pensavo molto ed alla fine, propendevo per un raise che non mi ‘committasse’ al piatto su eventuale, anche se improbabile reraise all in del BB (nel qual caso avrei probabilmente foldato) e disposto ad andare ai resti con l’ altro giocatore.
Annunciavo quindi il mio reraise a 18.800, il BB foldava e venivo solo chiamato dall’ altro player.
Sul flop K83 fiori andavo all in diretto chiamato a fatica da JJ (no fiori) che soccombeva.
Ora il mio stack era ragguardevole ma veniva successivamente limato da un coin flip perso con AQ contro il solito JJ dell’ avversario.
Nella terza mano cruciale eliminavo un altro avversario che, volendo troppo, si trovava con il classico pugno di mosche in mano.
Rilanciavo in questa con 64 a picche da bottone per rubare i bui (la forza delle chips ) ma venivo chiamato dal BB. Sul flop Q73 (1 picca) andavo in CB venendo però chiamato, turn altra picca (8), ancora bet da parte mia e solo call dell’ oppo, turn 2 di PICCHEEEE, mettevo 6.000 (chips residue dell’ avversario) che chiamava con KQ e veniva eliminato. Un po’ di fortuna non guastava sicuramente.
Viaggiavo ora intorno alle 80.000 chips ed iniziava la fase finale nella quale i giocatori si fanno facevano aggressivi, io ero cards dead ed arrivavo oltre l’ ITM con poche mani giocate e 55.000 residue.
Si rompeva il mio tavolo, e finendo in un tavolo difficile ed aggressivo, ora occorreva tirar fuori un po’ di prepotenza pensavo.
Su un ennesimo raise dello ‘straniero’ di turno per rubare rilanciiavo con JJ ma sfortunatamente impattavo nell’ AA del giocatore alla mia sinistra, decidevo, ormai committato di giocarmi il colpo ma venivo eliminato in 64 esima posizione.
Uscivo da questo torneo piuttosto soddisfatto del gioco espresso e per la tenuta ‘psicofisica’ dimostrata ed ora guardo fiducioso ai prossimi impegni.
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