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Ho vissuto la tappa dell’Italian Poker Tour di questo finir di settembre 2010 insieme ai compagni di Team Maurizio Guerra ed Andrea Piva.
Purtroppo alla fine nessuno di noi è riuscito ad andare a premio e per questo serpeggia un po’ di comprensibile delusione.
Nella rinnovata sala del Casinò Perla dedicata al poker, molto migliorata ed ora adatta ad eventi di questa portata, venivo sorteggiato inizialmente in un tavolo abbastanza variegato in cui spiccavano alcuni nomi noti del panorama pokeristico italiano, come ad esempio Giovanni Maresca, uniti ad altri che peraltro non conoscevo affatto.
Nel corso della partita le mie attenzioni si andavano indirizzando principalmente sui giocatori in posizione 2 e 3 (io ero in 9) in quanto mostravano un gioco piuttosto prevedibile e per questo erano rientrati tra i miei possibili obiettivi.
Nello specifico, Il primo era molto restio a rilanciare e la sua entrata in gioco che consisteva nell’adeguarsi al grande buio scatenava spesso un treno di limp a seguire. Questo signore agiva sempre con buone mani ma correva continuamente il rischio di farsi ‘scoppiare’ la sua superiore mano di partenza.
La debolezza del secondo invece consisteva nell’eccessiva spontaneità dei suoi comportamenti che lo rendevano facilmente leggibile perché forniva continuamente tells involontari chiari e facili da interpretare.

Per darvene un’idea vi descrivo una sua mano giocata e le impressioni che ne avevo ricavato.
In questa mano questo giocatore, forse un qualificato on line, rilanciava standard da utg+2 mostrandosi molto sicuro di sé, andava al flop in head’s up continuando a mostrare molta fiducia con atteggiamento spavaldo e di sfida e dopo il flop Q64 (due cuori) optava per una forte continuation bet mostrandosi sempre più convinto.
Avevo notato anche che precedentemente aveva giocato molto cautamente e mai con questa sicurezza.
Il suo bet veniva chiamato e sul turn ancora a cuori la sua espressione cambiava però improvvisamente, le sue mani cominciavano a contorcersi visibilmente e spontaneamente mostrando una chiara incertezza; decideva comunque di metter altre chips nel piatto nonostante si mostrasse ora fortemente agitato.
Sul call avversario si mostrava quasi disperato, la carta girata al turn dal dealer aveva scatenato una reazione molto negativa.
Il river ancora a cuori gli concedeva però una ritrovata serenità e decideva in modo deciso di puntare una chip da 5.000 non prima di aver messo in scena una sorta di pausa teatrale. L’ avversario decise di abbandonare e lui vinse il piatto. Quali erano le sue pocket cards?
Approfittando della cordialità da lui mostrata sino a quel momento gli chiesi se possedeva AQ con l’asso di cuori e lui gentilmente mostrò proprio quelle carte .
Tornando all’andamento del mio torneo, ero riuscito Inizialmente a salire intorno alle 23.000 unità illudendomi molto di poter incrementare il mio stack nel corso di una mano nella quale entravo con J9 a cuori di bottone su un rilancio standard proprio di Maresca chiamato prima di me da altri 2 giocatori; lo stupendo flop 78T rainbow mi dava i nuts, subito molta azione con Maresca sino ai resti quando anche lui incredibilmente girava la mia stessa mano ma non a colore, una speranza si materializzava al turn quando cadeva il quarto cuori ma il river ‘nero’ mi concedeva solamente lo split.
Dopo diverse fasi di gioco nell’ultima mano prima della pausa del 3 livello, in uno dei consueti piatti non rilanciati mi appoggiavo con 55 di bottone senza aver intenzione inizialmente di investire più di tanto.
Sul flop KT5 tutto di quadri, decidevo, avendo settato, di seguire malauguratamente sino al river il colore basso floppato dal BB non riuscendo a capire se le bet dell’avversario sulla varie strade mostrassero la forza di un colore o la debolezza di un progetto ma comunque con la speranza di poter chiudere alla fine un full.
In effetti stavano mostrando una forza relativa che non ero riuscito purtroppo a decifrare, quindi posso solo recitare il ‘mea culpa’.
Dopo questo ‘svarione’ riuscivo a far lievitare il mio stack quando Il giocatore in posizione 2, (descritto precedentemente e sprofondato nel frattempo a 6.000 chips), effettuava uno strano rilancio minimo sul quale entravo con Q8 da bottone dopo i limp di altri due giocatori.
Mi stavo chiedendo se le intenzioni del raiser fossero quelle di farsi pagare il massimo con una monster ma tendevo ad escluderlo perché con la size del suo rilancio avrebbe rischiato troppo in quanto dava chance a più giocatori di entrare nella mano prendendosi quindi troppi rischi.
Non capivo bene quindi le sue intenzioni; forse si trattava di una sorta di suicidio premeditato.
Su flop QT2 rainbow, toccando a lui parlare, decideva frettolosamente di metterle tutte, l’azione passava velocemente a me in seguito alla rinuncia degli altri giocatori invischiati nella mano.
Ora si trattava però di affinare il ragionamento iniziale: mi ero un po’ stupito dell’immediatezza del suo all in essendo scesa una possibile ‘scary card’ ma alla fine mi ero convinto, a ragione, che la sua fosse un’azione premeditata che avrebbe quindi eseguito indipendentemente dal flop: dopo un attimo di riflessione decisi di ‘metterlo’ su AK o forse su AT ritenendo quindi che non avesse ‘preso’ la donna e optai per il call facendo una buona lettura in quanto l’opponent si presentò allo showdown proprio con AT.
Il giocatore uscì dal torneo borbottando una frase tipo: ‘Sbagliano a giocare e vincono!!’.
Il giorno successivo devo dare atto a questo giocatore di avermi salutato cordialmente mostrando anche un pizzico di simpatia, probabilmente si era trattato solo di una reazione del momento .
Un altro giocatore del tavolo subito dopo vedendo il player out allontanarsi commentava: ‘ma che c’è da pensare Paolo? Per me è un istant call!!’ LOL Stranezze del poker!!
In seguito a questa mano ritrovavo comunque un po’ di fiducia ritrovandomi anche con uno stack più in salute. Il proseguo del torneo si andava però prospettando molto card dead e questo mi costrinse mio malgrado a stare molto alla finestra.
Le poche mani giocate si imbattevano continuamente in flop estremamente sfavorevoli e non riuscivo ad aggiudicarmi un piatto che fosse uno.
Arrivavo sino quasi alla pausa cena e sui bui 600 1200 con ante quando cercando di ‘rubare’ i bui dal bottone andavo all in dei miei 9.000 residui con A9 ma trovavo puntualmente il grande buio pronto a chiamarmi con la solita ‘monster’ (KK stavolta) che decretava la fine del mio torneo considerando che il board non presentò neanche l’ombra di un asso .
Che fosse necessario a quel punto ed in quella situazione prendersi dei rischi penso fosse legittimo, purtroppo il timing si rivelò errato.
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